24.5.13
Eurogendfor, cos’è la gendarmeria europea?
Il potere dell’Unione Europea non si manifesta solo sulla nostra politica finanziaria ma ora anche su un aspetto importante del nostro convivere civile. Importante ma clamorosamente sottaciuto, ma che noi riteniamo fondamentale affrontare ai fini di capire il quadro complessivo dell’attuale situazione europea.
L’argomento è poco conosciuto, trattato esclusivamente da pochi siti web e completamente marginalizzato, se non proprio ignorato, dai media mainstream nazionali. Parliamo dell’Eurogendfor. Cos’è l’Eurogendfor? Perché è importante Capire di cosa si tratta?
Innanzi tutto, potremmo sostenere con ferma certezza che l’Eurogendfor è la prova provata di quanto la stragrande maggioranza dei cittadini italiani siano completamente all’oscuro del contenuto dei trattati e degli accordi comunitari. L’Eurogendfor viene istituita il 18 ottobre del 2007 a Velsen, in Olanda, con un omonimo Trattato firmato da Italia, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Portogallo; a cui in un secondo tempo si è aggiunta la Romania nel 2008. L’arma è formata da agenti provenienti dalle polizie militari dei paesi firmatari, nel caso dell’Italia il corpo dei Carabinieri e ha la sua base operativa sul territorio del nostro Paese, precisamente presso la Caserma “Generale Chinotto” di Vicenza.
Sul sito istituzionale si legge che viene: “costituita per Trattato con lo scopo di rafforzare le capacità di gestione delle crisi internazionali e contribuire alla Politica di Difesa e Sicurezza Comune (PSDC). Eurogendfor può essere considerata come uno strumento integrato finalizzato a condurre missioni di polizia in diversi teatri, inclusi quelli destabilizzati, a supporto dell’Unione Europea (EU), l’Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico (NATO), le Nazioni Unite (UN), l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europea (OSCE) o eventuali coalizioni ad hoc.”
Fino ad ora questa forza di polizia europea è stata utilizzata prevalentemente in missioni all’estero, come nel 2007 in Bosnia- Herzegovina, nel 2009 in Afghanistan sotto la guida della NATO e nel 2010 ad Haiti in supporto alle Nazioni Unite. Sempre sul sito istituzionale si legge che i compiti principali dell’Eurogendfor riguardano la sostituzione delle forze di polizia locali o il loro rafforzamento nelle situazioni di crisi d’ordine pubblico e impiego in operazioni umanitarie. Quello che potremmo definire il “lato oscuro” di quest’istituzione europea, nascosto dietro la facciata delle missioni umanitarie e del motto: “Lex Paciferat”, è molto preoccupante. Gli agenti dell’arma, che può agire naturalmente sul territorio dei Paesi comunitari, rispondono esclusivamente al Cimin, il Comitato Interministeriale composto dai Ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari. L’EGF nelle sue missioni ha compiti quasi illimitati: supervisioni, arresti, indagini penali, attività d’intelligence, controllo delle frontiere, formazione di personale, pubblica sorveglianza, protezione di beni e persone; ma, in cima alla lista della mansioni, come sottolineato anche sul sito istituzionale, troviamo le “missioni di ordine pubblico”.
Non pochi intravedono un sottile richiamo in questi scopi principali alla UEO e in particolare alla questione sorta con la dichiarazione Petersberg del giugno 1992, quando il Comitato Interministeriale, riunito appunto a Petersberg (Bonn), approva una Dichiarazione che individuava una serie di compiti, precedentemente attribuiti alla stessa UEO, da assegnare all’Unione Europea; le cosiddette “missioni Petersberg”: missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace, o meglio note come Peacekeeping.
Non è azzardato immaginare come questa forza potrà in futuro essere utilizzata anche in caso di forti scontri di piazza o in caso di rivolta popolare contro il governo in carica, o contro la stessa UE presumiamo. Nei giorni più accesi degli scontri avvenuti ad Atene, nell’ottobre del 2011, molti blog d’informazione greci e anche una radio hanno dato notizia dell’approdo di un contingente dell’Eurogenfor sull’isola di Igoumenitsa. Questa notizia, naturalmente segnalata come falsa e priva di fondamento dal governo greco, è stata ripresa e ritenuta affidabile anche dal documentarista della BBC, David Malone, sul suo blog: “Che differenza c’è esattamente tra Eurogendfor e qualsiasi altra forza mercenaria? Il governo Greco potrebbe ‘invitare’ qualsiasi esercito privato. Non importa come inquadrare Eurogendfor ,la realtà è che il popolo Greco non ha votato a favore di questo trattato e di certo non gli è stato chiesto se è d’accordo che delle forze straniere quasi militari possano operare in Grecia. Se questa storia si rivela essere vera, allora significa che il governo Greco, come tutti i governi nel corso della storia che hanno perso ogni legittimità con la loro stessa gente, cerca il sostegno militare di forze esterne con cui reprimere il proprio popolo. Una volta vista in questo modo, alla fine entra in gioco la parola tirannia. E questa parola ha conseguenze estremamente gravi.”
Leggendo il trattato che istituisce la gendarmeria, i timori espressi da molti prendono consistenza. Secondo l’art. 21 i locali, edifici, archivi, atti, file informatici, registrazioni e filmati di proprietà dell’arma sono da ritenersi inviolabili; l’art.22 garantisce un’immunità da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali, estesa alle proprietà ed ai capitali del corpo di gendarmeria, mentre l’art.23 dispone che le comunicazioni non possano essere intercettabili, l’art.28 chiarisce come i Paesi firmatari, rinunciano a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni, l’indennizzo non verrà richiesto neanche in caso di ferimento o decesso del personale di Eurogendfor. Infine, ma forse di maggior importanza, l’articolo 29 enuncia: “I membri del personale di Eurogendfor non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio”.
Il Parlamento italiano ha ratificato il Trattato il 14 maggio 2010. La Camera dei deputati lo ha approvato con voto unanime: presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442. Di lì a poco, anche Palazzo Madama si è adoperato per far passare il trattato che in poco tempo riceve il via libera dell’aula. Il 12 giugno 2010 il Trattato di Velsen entra in vigore nel nostro Paese, all’oscuro dei cittadini, senza alcun dibattito o discussione al riguardo e con il benestare di tutta la nostra classe politica, senza alcuna differenza di partito.
L’argomento è poco conosciuto, trattato esclusivamente da pochi siti web e completamente marginalizzato, se non proprio ignorato, dai media mainstream nazionali. Parliamo dell’Eurogendfor. Cos’è l’Eurogendfor? Perché è importante Capire di cosa si tratta?
Innanzi tutto, potremmo sostenere con ferma certezza che l’Eurogendfor è la prova provata di quanto la stragrande maggioranza dei cittadini italiani siano completamente all’oscuro del contenuto dei trattati e degli accordi comunitari. L’Eurogendfor viene istituita il 18 ottobre del 2007 a Velsen, in Olanda, con un omonimo Trattato firmato da Italia, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Portogallo; a cui in un secondo tempo si è aggiunta la Romania nel 2008. L’arma è formata da agenti provenienti dalle polizie militari dei paesi firmatari, nel caso dell’Italia il corpo dei Carabinieri e ha la sua base operativa sul territorio del nostro Paese, precisamente presso la Caserma “Generale Chinotto” di Vicenza.
Sul sito istituzionale si legge che viene: “costituita per Trattato con lo scopo di rafforzare le capacità di gestione delle crisi internazionali e contribuire alla Politica di Difesa e Sicurezza Comune (PSDC). Eurogendfor può essere considerata come uno strumento integrato finalizzato a condurre missioni di polizia in diversi teatri, inclusi quelli destabilizzati, a supporto dell’Unione Europea (EU), l’Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico (NATO), le Nazioni Unite (UN), l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europea (OSCE) o eventuali coalizioni ad hoc.”
Fino ad ora questa forza di polizia europea è stata utilizzata prevalentemente in missioni all’estero, come nel 2007 in Bosnia- Herzegovina, nel 2009 in Afghanistan sotto la guida della NATO e nel 2010 ad Haiti in supporto alle Nazioni Unite. Sempre sul sito istituzionale si legge che i compiti principali dell’Eurogendfor riguardano la sostituzione delle forze di polizia locali o il loro rafforzamento nelle situazioni di crisi d’ordine pubblico e impiego in operazioni umanitarie. Quello che potremmo definire il “lato oscuro” di quest’istituzione europea, nascosto dietro la facciata delle missioni umanitarie e del motto: “Lex Paciferat”, è molto preoccupante. Gli agenti dell’arma, che può agire naturalmente sul territorio dei Paesi comunitari, rispondono esclusivamente al Cimin, il Comitato Interministeriale composto dai Ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari. L’EGF nelle sue missioni ha compiti quasi illimitati: supervisioni, arresti, indagini penali, attività d’intelligence, controllo delle frontiere, formazione di personale, pubblica sorveglianza, protezione di beni e persone; ma, in cima alla lista della mansioni, come sottolineato anche sul sito istituzionale, troviamo le “missioni di ordine pubblico”.
Non pochi intravedono un sottile richiamo in questi scopi principali alla UEO e in particolare alla questione sorta con la dichiarazione Petersberg del giugno 1992, quando il Comitato Interministeriale, riunito appunto a Petersberg (Bonn), approva una Dichiarazione che individuava una serie di compiti, precedentemente attribuiti alla stessa UEO, da assegnare all’Unione Europea; le cosiddette “missioni Petersberg”: missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace, o meglio note come Peacekeeping.
Non è azzardato immaginare come questa forza potrà in futuro essere utilizzata anche in caso di forti scontri di piazza o in caso di rivolta popolare contro il governo in carica, o contro la stessa UE presumiamo. Nei giorni più accesi degli scontri avvenuti ad Atene, nell’ottobre del 2011, molti blog d’informazione greci e anche una radio hanno dato notizia dell’approdo di un contingente dell’Eurogenfor sull’isola di Igoumenitsa. Questa notizia, naturalmente segnalata come falsa e priva di fondamento dal governo greco, è stata ripresa e ritenuta affidabile anche dal documentarista della BBC, David Malone, sul suo blog: “Che differenza c’è esattamente tra Eurogendfor e qualsiasi altra forza mercenaria? Il governo Greco potrebbe ‘invitare’ qualsiasi esercito privato. Non importa come inquadrare Eurogendfor ,la realtà è che il popolo Greco non ha votato a favore di questo trattato e di certo non gli è stato chiesto se è d’accordo che delle forze straniere quasi militari possano operare in Grecia. Se questa storia si rivela essere vera, allora significa che il governo Greco, come tutti i governi nel corso della storia che hanno perso ogni legittimità con la loro stessa gente, cerca il sostegno militare di forze esterne con cui reprimere il proprio popolo. Una volta vista in questo modo, alla fine entra in gioco la parola tirannia. E questa parola ha conseguenze estremamente gravi.”
Leggendo il trattato che istituisce la gendarmeria, i timori espressi da molti prendono consistenza. Secondo l’art. 21 i locali, edifici, archivi, atti, file informatici, registrazioni e filmati di proprietà dell’arma sono da ritenersi inviolabili; l’art.22 garantisce un’immunità da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali, estesa alle proprietà ed ai capitali del corpo di gendarmeria, mentre l’art.23 dispone che le comunicazioni non possano essere intercettabili, l’art.28 chiarisce come i Paesi firmatari, rinunciano a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni, l’indennizzo non verrà richiesto neanche in caso di ferimento o decesso del personale di Eurogendfor. Infine, ma forse di maggior importanza, l’articolo 29 enuncia: “I membri del personale di Eurogendfor non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio”.
Il Parlamento italiano ha ratificato il Trattato il 14 maggio 2010. La Camera dei deputati lo ha approvato con voto unanime: presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442. Di lì a poco, anche Palazzo Madama si è adoperato per far passare il trattato che in poco tempo riceve il via libera dell’aula. Il 12 giugno 2010 il Trattato di Velsen entra in vigore nel nostro Paese, all’oscuro dei cittadini, senza alcun dibattito o discussione al riguardo e con il benestare di tutta la nostra classe politica, senza alcuna differenza di partito.
Mario Grigoletti
13 aprile 2013
fonte: Sotto le bandiere del marxismo
13.5.13
Oltre il consentito
I rivoluzionari, se non si preparano alla rivoluzione, non sono rivoluzionari
D’altra parte, la rivoluzione sociale non è frutto di alcuna trattativa, ma dello scontro tra le classi.
La rivoluzione sociale è un atto di forza, superiore a quella che subiamo ogni giorno.
La planetizzazione capitalista è causa ed effetto della crisi.
La possibile via d’uscita dalla crisi sta nell’effetto traino delle “fabbriche del mondo” dell’est e del sudamerica, nell’accelerazione del processo costitutivo dei blocchi economici continentali, e nel conseguente riequilibrio dei rapporti di potenza mondiali.
Un nuovo equilibrio pluripolare postYalta e postcrisi che, se da un lato viene fatto pagare a tutte le sezioni regionali del proletariato mondiale, dall’altro non può che essere prodromo di nuove contraddizioni sempre piu’ ravvicinate e sempre piu’ esplosive, sul terreno della crisi e sul terreno della guerra imperialista.
Un’equilibrio instabile, quindi, come tutti i precedenti, che soffrirà della presenza “in se’” di una classe operaia mondiale già in formazione, estensione, contaminazione migratoria, concentrazione nella metropoli ed in palestra di lotta economica offensiva ad est e di resistenza ad ovest.
In questa situazione, decisiva diventa la coscienza di classe organizzata, come elemento di scioglimento rivoluzionario della contraddizione, e di superamento del sistema capitalistico.
Noi, che non siamo mai stati abbagliati da alcuna “mitica scadenza” temporale, crediamo comunque che il tempo della rivoluzione si avvicini, fino a diventare ormai storicamente attuale, da leggere e mutuare nei tempi politici di insediamento e rafforzamento dell’organizzazione autonoma di classe nella metropoli imperialista.
Di fronte a questa realtà, e a questi compiti obbligati del proletariato, dimostra tutta la propria impotenza e complicità con il potere l’intero cielo politico-sindacale nostrano.
A fronte di un sindacato di stato che si ricompatta intorno alla blindatura della rappresentanza sindacale (e la Fiom? ), chi pensava che con il voto si potessero cambiare le cose ( magari mandandoli tutti ‘affanculo….) in Italia, è stato costretto a ricredersi, di fronte alla ripetitività di accordi ed inciuci riproposti con i medesimi protagonisti ed il solito programma made in U.E..
E la “rivoluzione del web”?
Abile ed arruolata nelle comode poltrone parlamentari, magari con una spolverata di sobrietà e qualche sparuta rinuncia al superfluo.
“L’infermità che riempe gli sfortunati che sono vittime della convinzione solenne che il mondo, la sua storia ed il suo avvenire, siano retti e determinati dai voti di quel particolare consesso rappresentativo che ha l’onore di annoverare tra i suoi membri”
F.ENGELS
Adesso, al traguardo delle regionali di maggio, mentre si moltiplicano liste e candidati, il crogiuolo degli sfigati di destra e di sinistra produce “nuove soluzioni” tanto inutili quanto già viste.
Proprio nel momento storico della piu’ forte insufficienza politica cosi’ asservita all’economia capitalista, proprio quando le decisioni vere vengono prese fuori dagli scranni parlamentari e sempre piu’ spesso fuori dalla nazione, proprio quando gli stessi governi si fanno scrivere il programma a Bruxelles o a Berlino, la ricerca della poltrona perduta diviene quasi ossessiva, risolutoria com’è della propria esistenza personale.
E allora la “creatività” tipica di chi scambia lucciole per lanterne assolutizzando il proprio IO apre e moltiplica i soliti “cantieri senza operai” a destra ed a sinistra, in un profluvio di concorrenti nei mille municipi della falsa democrazia partecipata e del vero parassitismo sociale.
E’ un mescolarsi “plurale” di politicanti e sindacalisti di mestiere, cosche fasciste svendute come “forze nuove”, vecchi “partiti comunisti” appassiti piu’ che rifondati con un minimo comune denominatore: tutti interni al sistema e con nessuna intenzione di trasformarlo.
Sono li a tentar di raggranellare qualche voto nella affollata disputa comunale.
Sono in tanti, liste e candidati, piu’ di sempre.
Proprio ora che regioni, comuni e municipi sono ridotti a carrozzoni parassitari senza piu’ nulla da mungere, se non tasse e prebende ai cittadini.
Proprio ora, in tempi di snellimento funzionalizzante degli apparati periferici della macchina statuale, anch’essa precettata e sovradeterminata dal vincolo europeo.
Nel momento in cui servono di meno, si moltiplicano gli aspiranti consiglieri.
Alla ricerca della poltroncina perduta non arretrano di fronte a nulla, nemmeno alla strumentalizzazione della strage di donne condite col solito letame della sicurezza.
E gli altri, gli “oppositori”, scornati, sfiniti e dispersi in Italia, tentano le strade piu’ strambe incapaci di confrontarsi con la dura realtà di tutti i giorni.
Noi abbiamo tutto un altro programma, quello di stare dentro il movimento reale che impone i tempi della rivoluzione, astenendoci dal parlamentarismo, lottando per resistere e riconquistare diritti e libertà, costruendo l’organizzazione autonoma di classe.
La libertà di questa società ci consente tutto, tranne una cosa: cambiarla!
E’ consentito governare e fare opposizione, aggiungere un posto alla tavola parlamentare o fondare nuovi soggetti politici, indignarsi, votare o astenersi, tifare per qualche strabico giustiziere, fare cortei, agitare pugni chiusi,
lanciare qualche insulto, o qualche secchio di vernice.
O anche qualche sasso, magari a caro prezzo.
Quello che non è consentito è combattere la proprietà,
i suoi padroni e la società costruita sulla proprietà.
La rivoluzione sociale non è consentita.
E’ consentito governare e fare opposizione, aggiungere un posto alla tavola parlamentare o fondare nuovi soggetti politici, indignarsi, votare o astenersi, tifare per qualche strabico giustiziere, fare cortei, agitare pugni chiusi,
lanciare qualche insulto, o qualche secchio di vernice.
O anche qualche sasso, magari a caro prezzo.
Quello che non è consentito è combattere la proprietà,
i suoi padroni e la società costruita sulla proprietà.
La rivoluzione sociale non è consentita.
D’altra parte, la rivoluzione sociale non è frutto di alcuna trattativa, ma dello scontro tra le classi.
La rivoluzione sociale è un atto di forza, superiore a quella che subiamo ogni giorno.
La planetizzazione capitalista è causa ed effetto della crisi.
La possibile via d’uscita dalla crisi sta nell’effetto traino delle “fabbriche del mondo” dell’est e del sudamerica, nell’accelerazione del processo costitutivo dei blocchi economici continentali, e nel conseguente riequilibrio dei rapporti di potenza mondiali.
Un nuovo equilibrio pluripolare postYalta e postcrisi che, se da un lato viene fatto pagare a tutte le sezioni regionali del proletariato mondiale, dall’altro non può che essere prodromo di nuove contraddizioni sempre piu’ ravvicinate e sempre piu’ esplosive, sul terreno della crisi e sul terreno della guerra imperialista.
Un’equilibrio instabile, quindi, come tutti i precedenti, che soffrirà della presenza “in se’” di una classe operaia mondiale già in formazione, estensione, contaminazione migratoria, concentrazione nella metropoli ed in palestra di lotta economica offensiva ad est e di resistenza ad ovest.
In questa situazione, decisiva diventa la coscienza di classe organizzata, come elemento di scioglimento rivoluzionario della contraddizione, e di superamento del sistema capitalistico.
Noi, che non siamo mai stati abbagliati da alcuna “mitica scadenza” temporale, crediamo comunque che il tempo della rivoluzione si avvicini, fino a diventare ormai storicamente attuale, da leggere e mutuare nei tempi politici di insediamento e rafforzamento dell’organizzazione autonoma di classe nella metropoli imperialista.
Di fronte a questa realtà, e a questi compiti obbligati del proletariato, dimostra tutta la propria impotenza e complicità con il potere l’intero cielo politico-sindacale nostrano.
A fronte di un sindacato di stato che si ricompatta intorno alla blindatura della rappresentanza sindacale (e la Fiom? ), chi pensava che con il voto si potessero cambiare le cose ( magari mandandoli tutti ‘affanculo….) in Italia, è stato costretto a ricredersi, di fronte alla ripetitività di accordi ed inciuci riproposti con i medesimi protagonisti ed il solito programma made in U.E..
E la “rivoluzione del web”?
Abile ed arruolata nelle comode poltrone parlamentari, magari con una spolverata di sobrietà e qualche sparuta rinuncia al superfluo.
“L’infermità che riempe gli sfortunati che sono vittime della convinzione solenne che il mondo, la sua storia ed il suo avvenire, siano retti e determinati dai voti di quel particolare consesso rappresentativo che ha l’onore di annoverare tra i suoi membri”
F.ENGELS
Adesso, al traguardo delle regionali di maggio, mentre si moltiplicano liste e candidati, il crogiuolo degli sfigati di destra e di sinistra produce “nuove soluzioni” tanto inutili quanto già viste.
Proprio nel momento storico della piu’ forte insufficienza politica cosi’ asservita all’economia capitalista, proprio quando le decisioni vere vengono prese fuori dagli scranni parlamentari e sempre piu’ spesso fuori dalla nazione, proprio quando gli stessi governi si fanno scrivere il programma a Bruxelles o a Berlino, la ricerca della poltrona perduta diviene quasi ossessiva, risolutoria com’è della propria esistenza personale.
E allora la “creatività” tipica di chi scambia lucciole per lanterne assolutizzando il proprio IO apre e moltiplica i soliti “cantieri senza operai” a destra ed a sinistra, in un profluvio di concorrenti nei mille municipi della falsa democrazia partecipata e del vero parassitismo sociale.
E’ un mescolarsi “plurale” di politicanti e sindacalisti di mestiere, cosche fasciste svendute come “forze nuove”, vecchi “partiti comunisti” appassiti piu’ che rifondati con un minimo comune denominatore: tutti interni al sistema e con nessuna intenzione di trasformarlo.
Sono li a tentar di raggranellare qualche voto nella affollata disputa comunale.
Sono in tanti, liste e candidati, piu’ di sempre.
Proprio ora che regioni, comuni e municipi sono ridotti a carrozzoni parassitari senza piu’ nulla da mungere, se non tasse e prebende ai cittadini.
Proprio ora, in tempi di snellimento funzionalizzante degli apparati periferici della macchina statuale, anch’essa precettata e sovradeterminata dal vincolo europeo.
Nel momento in cui servono di meno, si moltiplicano gli aspiranti consiglieri.
Alla ricerca della poltroncina perduta non arretrano di fronte a nulla, nemmeno alla strumentalizzazione della strage di donne condite col solito letame della sicurezza.
E gli altri, gli “oppositori”, scornati, sfiniti e dispersi in Italia, tentano le strade piu’ strambe incapaci di confrontarsi con la dura realtà di tutti i giorni.
Noi abbiamo tutto un altro programma, quello di stare dentro il movimento reale che impone i tempi della rivoluzione, astenendoci dal parlamentarismo, lottando per resistere e riconquistare diritti e libertà, costruendo l’organizzazione autonoma di classe.
CONTRO LA METROPOLI IMPERIALISTA!
NON VOTARE, COMBATTI!
NON VOTARE, COMBATTI!
fonte: Combat-coc.org
Il “dolce stil novo” democristiano di Enrico Letta
Appena insediato, il capo del
“governissimo” Enrico Letta, nipote di Gianni Letta, “vaticanista
andreottiano”, incassa subito il sostegno del presidente di
Confindustria Giorgio Squinzi in merito alla querelle IMU sì- IMU no che
vede Berlusconi farne un cavallo di battaglia “a prescindere”.
Il presidente degli industriali,
incontrando il premier Enrico Letta (il quale a sua volta aveva visto in
precedenza Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia), ha dichiarato
che “il taglio delle tasse sul lavoro viene prima che su quelle della
casa”. Secondo la Confindustria, bisogna ridurre del 9% la tassazione
sul lavoro, facendo perno sulla “neutralizzazione del costo del lavoro
dal calcolo degli imponibili Irap.”
La Triplice sindacale si allinea con PD e Confindustria; mentre tocca a Renato Brunetta (capogruppo del PdL alla Camera), ed al presidente di Confediliza Corrado Sforza Fogliani, alimentare le polemiche…Pensate un po’! Polemiche ovviamente nel campo delle priorità borghesi.
La Triplice sindacale si allinea con PD e Confindustria; mentre tocca a Renato Brunetta (capogruppo del PdL alla Camera), ed al presidente di Confediliza Corrado Sforza Fogliani, alimentare le polemiche…Pensate un po’! Polemiche ovviamente nel campo delle priorità borghesi.
Brunetta sostiene che i due obbiettivi
di detassare lavoro e casa “sono complementari”, anche perchè: “ per
quanto riguarda il lavoro, la legge di stabilità per il 2013 ha già
previsto un fondo di 1,2 miliardi per la detassazione dei salari di
produttività e ha stanziato un miliardo all’anno per la riduzione
dell’Irap. Se a ciò si aggiunge la riforma della legge Fornero e la
detassazione delle nuove assunzioni di giovani, tutto è in linea con le
richieste delle imprese.”
E -di rinforzo- aggiunge Fogliani: “ Non si strumentalizzi un’alternativa fra lavoro e immobiliare. Le imprese, come accertato in sede ministeriale, godono già di agevolazioni fiscali per una somma che supera il gettito annuale IMU.”
E -di rinforzo- aggiunge Fogliani: “ Non si strumentalizzi un’alternativa fra lavoro e immobiliare. Le imprese, come accertato in sede ministeriale, godono già di agevolazioni fiscali per una somma che supera il gettito annuale IMU.”
Come si vede, ecco delineato -“pronti
via”- un terreno di scontro tra frazioni borghesi DENTRO l’attuale
maggioranza che tira e molla, molla e tira, arriverà in modo “doroteo” (
il grande “Zentrum Democristiano” di andreottiana memoria) a scaricare
ancora una volta i costi reali della classe dominante sui proletari.
Come? Semplicemente ritorcendo le diatribe sul “chi paga?” dentro la “flessibilità” del lavoro. Anche se ormai é assodato, ultra-assodato, che da quel versante non uscirà NESSUNA “stabilizzazione” reale per milioni di giovani disoccupati, NESSUNA “garanzia di “buona” occupazione, NESSUNA “tutela” in più nei confronti della voracità infinita del profitto.
Come? Semplicemente ritorcendo le diatribe sul “chi paga?” dentro la “flessibilità” del lavoro. Anche se ormai é assodato, ultra-assodato, che da quel versante non uscirà NESSUNA “stabilizzazione” reale per milioni di giovani disoccupati, NESSUNA “garanzia di “buona” occupazione, NESSUNA “tutela” in più nei confronti della voracità infinita del profitto.
La riforma Fornero, passata col consenso
Bipartisan in parlamento appena un anno fa, era stata presentata per
dare “tutele” ed “opportunità” ai giovani, ricordate? Era stata fatta
-tra lacrime ipocrite e manganellate nelle piazze- per “rompere i tabù
ideologici” (alias Articolo 18) e “favorire la crescita”, ricordate? Era
stata fatta penalizzando “un po’ i padri” affinché essi cedessero
qualche briciola dei loro “privilegi” a tutto vantaggio dei “figli”,
ricordate? Si era fatta marmellata dei pensionandi e degli “esodati” per
“creare lavoro”, ricordate? Una vera e propria operazione di “didattica
sociale” condotta da Mario Monti e dai suoi “tecnici”, sotto le ali di
Napolitano I…E quelli che oggi lanciano “grida di dolore” per una
disoccupazione che si avvicina ai livelli spagnoli, che sono costretti a
rimandare sempre più in là un’agognata “ripresa” (che non verrà), che
invocano “LAVORO” come ultima spiaggia della “coesistenza sociale”, e
che fanno vertici di polizia per “scongiurare” il pericolo
“dell’insorgenza”…ieri erano lì a votare la Fornero e a dire che, in
fondo, guai a non sostenere quella “riforma”.
Bene, questa gente oggi dov’é? Semplice.
E’ sempre lì, a sostenere “il dolce stil novo democristiano” di Enrico
Letta. Che suona così: quando non sai proprio uscire dai dilemmi dei
“sette vizi capitali”, prenditela col Diavolo che non sbagli mai! Chi é
il Diavolo? E’ il “costo del lavoro” perdinci! E come lo si affronta?
Con la preghiera ed il digiuno (degli altri). Tradotto: rimettendo mano
alla riforma Fornero per renderla più idonea sulle assunzioni “IN
ENTRATA”…
Uno dei principali “difetti” imputati
alla legge Fornero é la modifica delle pause che devono intercorrere tra
un contratto a termine e l’altro. Gli intervalli vennero dilatati da 10
giorni a 60 giorni per i contratti di durata fino a sei mesi; e da 20
giorni a 90 per quelli superiori a sei mesi. Invece di “facilitare” le
assunzioni” questa dilatazione ha solo moltiplicato “l’usa e getta” da
parte delle imprese. Letta vorrebbe “riabbreviare” le pause, ma
-ATTENZIONE- dentro una revisione del cosiddetto “CAUSALONE”, ovvero
dell’apposizione della motivazione per l’accensione del contratto.
La Fornero l’aveva eliminato per il PRIMO contratto (liberalizzando di fatto i contratti a tempo determinato).
Ora Letta vorrebbe eliminare le causali (cioé la specificazione da parte dell’azienda dell’assunzione a termine “a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”- DLG 368/2001) “semplicemente” ABOLENDOLE ANCHE PER I CONTRATTI SUCCESSIVI !
Siamo all’Ultra-Liberalizzazione delle assunzioni “in entrata”, fatta sempre per agevolare le aziende e far sì che esse “offrano” lavoro ai giovani…
E siccome siamo a parlarne, Letta intende pure eliminare l’aggravio di costo (l’1,4% in più di contributi, indirizzati al finanziamento dell’ASPI) messo dalla Fornero a carico delle imprese che stipulano contratti a termine! Era il paravento della Fornero: via l’ Articolo 18, ma tu impresa paghi di più il precariato! (Era prevista la possibilità del rimborso fiscale fino a 6 mesi nel caso di stabilizzazione del precario).
Pensate un po’: siamo al punto che il premier PD, attacca da “destra” una legge vergognosamente e spudoratamente antioperaia come quella della Fornero !!!
E questi non è il “rampante” Matteo Renzi, che strizza l’occhiolino al PdL, ma colui che fino a neppure un mese fa era “vice” di Bersani…quindi in tutto e per tutto compartecipe della direzione del partito.
La Fornero l’aveva eliminato per il PRIMO contratto (liberalizzando di fatto i contratti a tempo determinato).
Ora Letta vorrebbe eliminare le causali (cioé la specificazione da parte dell’azienda dell’assunzione a termine “a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”- DLG 368/2001) “semplicemente” ABOLENDOLE ANCHE PER I CONTRATTI SUCCESSIVI !
Siamo all’Ultra-Liberalizzazione delle assunzioni “in entrata”, fatta sempre per agevolare le aziende e far sì che esse “offrano” lavoro ai giovani…
E siccome siamo a parlarne, Letta intende pure eliminare l’aggravio di costo (l’1,4% in più di contributi, indirizzati al finanziamento dell’ASPI) messo dalla Fornero a carico delle imprese che stipulano contratti a termine! Era il paravento della Fornero: via l’ Articolo 18, ma tu impresa paghi di più il precariato! (Era prevista la possibilità del rimborso fiscale fino a 6 mesi nel caso di stabilizzazione del precario).
Pensate un po’: siamo al punto che il premier PD, attacca da “destra” una legge vergognosamente e spudoratamente antioperaia come quella della Fornero !!!
E questi non è il “rampante” Matteo Renzi, che strizza l’occhiolino al PdL, ma colui che fino a neppure un mese fa era “vice” di Bersani…quindi in tutto e per tutto compartecipe della direzione del partito.
Quando allora diciamo che non ci
troviamo ormai più di fronte un problema “opportunista” nel movimento
operaio, riconducibile in qualche modo al “riformismo
socialdemocratico” od allo stalinismo del XX° Secolo, ci riferiamo
esattamente a vicende di questo tipo; dove, non si tratta più di
affrontare un nemico “con una larga e radicata influenza operaia”, ma
partiti borghesi IN TOTO. Da battere “strappando” sempre le masse
all’influenza borghese -su questo il compito generale tale era e tale
rimane- ma dentro un quadro profondamente cambiato sia nelle condizioni
materiali delle masse stesse, sia nelle forme ideologiche predominanti, e
negli approcci necessari per intercettarle e sconfiggerle.
Ma tornando alle intenzioni sul “lavoro” del governo Letta, l’ipocrisia non ha fine.
Egli intenderebbe infatti “mascherare” la “ACAUSALITA’” dei contratti a termine fissando una percentuale massima, o “percentuale tetto” di essi sul totale degli occupati.
Quando tutti sanno che i Contratti Collettivi GIA’ PREVEDONO proprio tali percentuali, le quali non hanno mai garantito un bel nulla o quasi…Anzi, hanno sprofondato nel più bieco aziendalismo la stragrande maggioranza del movimento operaio: sviluppando da un lato concorrenza ed individualismo nella classe, dall’altro una burocrazia piramidale, collusa e corrotta sul versante dei sindacati “storici”…
Egli intenderebbe infatti “mascherare” la “ACAUSALITA’” dei contratti a termine fissando una percentuale massima, o “percentuale tetto” di essi sul totale degli occupati.
Quando tutti sanno che i Contratti Collettivi GIA’ PREVEDONO proprio tali percentuali, le quali non hanno mai garantito un bel nulla o quasi…Anzi, hanno sprofondato nel più bieco aziendalismo la stragrande maggioranza del movimento operaio: sviluppando da un lato concorrenza ed individualismo nella classe, dall’altro una burocrazia piramidale, collusa e corrotta sul versante dei sindacati “storici”…
“Il Manifesto” del 7 maggio richiama giustamente la Spagna:
“Queste politiche generano un effetto
“sostitutivo” in peggio nelle condizioni di lavoro, ma NON “AGGIUNTIVO”
in termini occupazionali. In Spagna, ad esempio, la percentuale dei
contratti a termine sul totale degli occupati è doppia rispetto al resto
dell’Europa (circa il 26%), ma doppia o tripla, aggirandosi ormai sul
30%, è anche la disoccupazione totale…”
Peccato che lo stesso quotidiano,
cantore della “sinistra-altra” di stampo nazional-riformista, arrivi
subito dopo a sostenere la liceità del “buon uso” capitalistico degli
stessi contratti a termine !!!
Il che è perfettamente coerente con questi spezzoni “tardo-riformisti” che prima si toglieranno tra i piedi e meglio sarà per il proletariato tutto.
Se pure un magnate finanziario come Mario Draghi, presidente della BCE, arriva a fare il suo bravo discorso “socialista” secondo cui: “In Europa, da quasi vent’anni, è in atto una tendenza alla concentrazione dei redditi delle famiglie che penalizza i più deboli” ( “lectio magistralis” all’Università Luiss Guido Carli di Milano -6/05/’13) , non abbiamo certo bisogno dei pannicelli caldi di nessun riformista di sacrestia.
Il che è perfettamente coerente con questi spezzoni “tardo-riformisti” che prima si toglieranno tra i piedi e meglio sarà per il proletariato tutto.
Se pure un magnate finanziario come Mario Draghi, presidente della BCE, arriva a fare il suo bravo discorso “socialista” secondo cui: “In Europa, da quasi vent’anni, è in atto una tendenza alla concentrazione dei redditi delle famiglie che penalizza i più deboli” ( “lectio magistralis” all’Università Luiss Guido Carli di Milano -6/05/’13) , non abbiamo certo bisogno dei pannicelli caldi di nessun riformista di sacrestia.
Noi chiediamo a tutti di cosa stanno
parlando, se la stessa ISTAT “smentisce” le previsioni di governo ed
U.E., dal momento che il PIL sarà di segno negativo per tutto il 2013
(-1,4%). E se anche nel 2014 si avesse una “ripresa” dello 0,7%,
l’occupazione (quella ufficiale) COMUNQUE passerà dal 11,9% di
quest’anno al 12,3% dell’anno prossimo!
Tra l’altro, queste misure “per
l’occupazione” di Enrico Letta, ben si sposano con il novello
“ricompattamento” confederale (in sintonia col governissimo) sul divieto
di sciopero e sul verticismo assoluto dei sindacati di Stato rispetto
alla contrattazione ed alla legislazione del lavoro.
Non è un caso che i compagni ed i
lavoratori delle Logistiche in lotta per un “semplice” rinnovo
contrattuale, o per la difesa di quello già esistente, debbano
scontrarsi quotidianamente ai cancelli dei mega-magazzini del Nord
Italia non solo con la polizia e le istituzioni, ma anche con l’aperto
crumiraggio, per non dire peggio, di CGIL-CISL-UIL.
Non è un caso che a Napoli, città massacrata da una miscela esplosiva di disoccupazione, corruzione e devastazione ambientale e territoriale, i compagni che scendono sul terreno della lotta di classe conseguente debbano fronteggiare la collusione e la ciurmaglia residua dei Confederali: vuoti di rappresentanza operaia, quanto “pieni” dell’ appoggio degli organi statali di repressione (come sempre coadiuvati dai fascisti).
Non è un caso che a Napoli, città massacrata da una miscela esplosiva di disoccupazione, corruzione e devastazione ambientale e territoriale, i compagni che scendono sul terreno della lotta di classe conseguente debbano fronteggiare la collusione e la ciurmaglia residua dei Confederali: vuoti di rappresentanza operaia, quanto “pieni” dell’ appoggio degli organi statali di repressione (come sempre coadiuvati dai fascisti).
Un Mix micidiale di violenza
antiproletaria, che chiama a raccolta i suoi mercenari per non essere a
sua volta spazzato via dalle rivolte degli sfruttati che la crisi monta
ogni giorno che passa.
Ad esso, dobbiamo opporre lucidità,
duttilità e fermezza politica. Coniugare piattaforme di lotta su
obbiettivi generalizzati e unificanti (garanzia di salario, riduzione
dell’orario a parità di salario, gratuità dei servizi essenziali per i
proletari, lotta contro il degrado ambientale) ad un lavoro di conquista
al comunismo di proletari e di giovani.
Dobbiamo sviluppare, organizzazione
rivoluzionaria per gli appuntamenti decisivi di una lotta che finirà
solo con l’abbattimento del capitalismo.
G.G.
fonte: Combat-coc.org
9.5.13
Governo Letta e l'escalation repressiva
La repressione è una costante per tutti i
compagni che lottano quotidianamente in maniera autonoma ed
indipendente costruendo l’opposizione sociale e politica – nei
territori, nelle scuole, nelle università e nei posti di lavoro – alle
politiche di macelleria sociale portate avanti da governi di
centro-destra come di centro-sinistra (ancor più da governissimi o
“tecnici”).
Ma è sotto gli occhi di tutti come – in poche settimane – la necessità di rappresentare un clima di concordia nazionale e di pacificazione sociale “nell’interesse del paese” rende fondamentale per questo nuovo governissimo reprimere violentemente sul nascere qualsiasi forma di dissenso e contestazione a ministri, governatori locali e sindacati concertativi.
Ma è sotto gli occhi di tutti come – in poche settimane – la necessità di rappresentare un clima di concordia nazionale e di pacificazione sociale “nell’interesse del paese” rende fondamentale per questo nuovo governissimo reprimere violentemente sul nascere qualsiasi forma di dissenso e contestazione a ministri, governatori locali e sindacati concertativi.
Dopo gli eventi del Primo Maggio a Napoli come in altre città –
ampiamente commentati e documentati – e le cariche agli studenti
all’interno della Statale di Milano durante lo sgombero dell’Ex-Cuem
(biblioteca autogestita) oggi ennesima giornata a Napoli fatta di
aggressioni fasciste e cariche della polizia (giusto per dimostrare
ancora una volta – qualora fosse necessario – da che parte stiano i
fascisti vecchi e nuovi e quale “protezione” e complicità godono delle
forze del disordine). Tra i fascisti c’erano esponenti “conosciuti”
dell’estrema destra campana (in particolare Salvatore Lezzi, fondatore
di Forza Nuova Napoli a processo nel 2003 per aver chiesto tangenti ai
disoccupati delle cooperative in combutta con cammorristi) non vergini a
queste dinamiche: ricordiamo gli avvenimenti del 10 ottobre 2011 a via
Marina di fronte ad uno dei palazzi dell’università che vedono imputati
10 antifascisti che saranno sottoposti alla prima udienza il prossimo
lunedì.
Infatti a differenza da quanto detto dai media che nuovamente
mistificano la realtà, non c’è stato nessuno “scontro tra studenti e
lavoratori” ma cariche congiunte di fascisti e polizia contro chi lotta
ed in particolare contro chi questa mattina in presidio era a piazza
Plebiscito, fuori la Prefettura, dove era presente il neo-ministro
dell’Istruzione, per solidarizzare con i compagni di Milano ieri vittime
di cariche violente nell’Ateneo. Le cariche gratuite sono partite dopo
il lancio di un casco da parte di un esponente di estrema destra ed alle
diverse cariche sono seguiti fermi a diversi compagni, sui quali si
sono scagliate inaccettabili violenze ed intimidazioni all’interno della
Prefettura.
Ancora nel pomeriggio l’ennesimo episodio che ha visto come
protagonista Fiorillo, Vicequestore di Napoli – già resosi “famoso” per
le sue violenze ed i suoi atteggiamenti squadristi durante il primo
maggio o ancora prima con la repressione preventiva durante il comizio
di Bersani in campagna elettorale a p.zza Plebiscito (per approfondire,
vai alla nota sotto). Infatti intorno alle 16:00 – mentre il ministro
Maria Chiara Carrozza era al Conservatorio San Pietro a Majella – un
centinaio di studenti si sono mossi dall’università per fare un
volantinaggio itinerante per il centro riguardo agli accaduti della
mattina. Una volta giunto a via San Sebastiano, il corteo si è trovato
di fronte uno schieramento di una ventina di celerini, capitanati da
Fiorillo, che non ha esitato a caricare improvvisamente, senza alcun
motivo e in maniera brutale gli studenti. Nella violenza della carica,
il signor Fiorillo non si è risparmiato di aggredire, minacciare e
rompere la strumentazione ad un giornalista di Napoliurbanblog (video).
Intanto gli abitanti e i commercianti di via San Sebastiano, resisi
conto dell’assurdità del comportamento delle forze dell’ordine,
solidarizzavano con gli studenti.
Oggi ancora più di ieri: Pagherete caro, Pagherete tutto!
fonte: Combat-coc.org
8.5.13
12 maggio 2008 - La retata di Postville
Stati Uniti. Il 12 maggio del 2008, 390 immigrati (di cui 314 uomini e 76 donne) vennero arrestati nello Stato dell'Iowa per il reato di clandestinità. Il reato
di clandestinità consiste nell'entrare irregolarmente nel territorio
Usa. A causa della volontà di infrangere frontiere chiuse create dal capitale a difesa di fortezze sempre più putride, per questi compagni di classe si aprirono le porte
del carcere.
Provenivano per lo più dal Centro America. La maggiorparte di loro per superare il confine dovette pagare ingenti somme di denaro, spesso i risparmi di una vita, a dei "protettori" sorta di bande mafiose locali che gestiscono la fase del superamento del confine trasformandolo in un vero e proprio business.
Dei 390 lavoratori arrestati quel giorno in Iowa, 290 provenivano dal Guatemala, 93 dal Messico, tre da Israele e 4 dall'Ucraina. Tutti lavoravano per conto della Agriprocessors Inc., la più grande industria di imballaggio di carne kosher.
Il raid dell'arresto è avvenuto di mattina, messo in atto dagli agenti federali dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), un corpo speciale federale che si occupa oltre che del controllo delle frontiere anche del perseguimento dei reati legati alla clandestinità.
Per il numero di persone arrestate, stando a quanto affermato all'epoca da Tim Counts un portavoce dell'ICE [fonte:Henry C.Jackson, The Associated Press], si trattò dell'operazione "più grande di questo genere mai effettuata negli Stati Uniti".
Provenivano per lo più dal Centro America. La maggiorparte di loro per superare il confine dovette pagare ingenti somme di denaro, spesso i risparmi di una vita, a dei "protettori" sorta di bande mafiose locali che gestiscono la fase del superamento del confine trasformandolo in un vero e proprio business.
Dei 390 lavoratori arrestati quel giorno in Iowa, 290 provenivano dal Guatemala, 93 dal Messico, tre da Israele e 4 dall'Ucraina. Tutti lavoravano per conto della Agriprocessors Inc., la più grande industria di imballaggio di carne kosher.
Il raid dell'arresto è avvenuto di mattina, messo in atto dagli agenti federali dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), un corpo speciale federale che si occupa oltre che del controllo delle frontiere anche del perseguimento dei reati legati alla clandestinità.
Per il numero di persone arrestate, stando a quanto affermato all'epoca da Tim Counts un portavoce dell'ICE [fonte:Henry C.Jackson, The Associated Press], si trattò dell'operazione "più grande di questo genere mai effettuata negli Stati Uniti".
Questi arresti seguirono altre numerose analoghe operazioni, tutte compiute nei mesi precedenti, contro centinaia di immigrati.
Un raid simile fu compiuto anche l'anno prima, quando gli arrestati furono 361, molti dei quali furono successivamente "espulsi e separati dalle loro famiglie" [fonte:'The Des Moines Register', 13 maggio 2008].
I responsabili dell'ICE precisarono che gli arresti erano di tipo "amministrativo": come se l'essere imprigionati per quei lavoratori potesse assumere un significato diverso, meno grave e "meno importante".
Quel lunedì mattina, dall'esterno della fabbrica, qualcuno provò col megafono ad avvisare i lavoratori che stavano entrando che gli agenti dell'ICE erano lì ad aspettarli. "Molti nella fabbrica hanno provato a nascondersi. Alcuni hanno provato a scappare" ma il raid era ormai iniziato. I lavoratori provarono a cercare rifugio nella vicina chiesa cattolica di Postville, a St.Bridget nella quale dopo gli arresti alcune famiglie si rifugeranno con i rispettivi bambini. Nella fabbrica, gli agenti dell'ICE, armi in mano, urlavano di uscire fuori dai nascondigli. Mentre perquisivano, ordinavano di togliersi di dosso qualsiasi indumento pesante, e infine ammenettavano gli operai. [fonte: 'The Des Moines Register, 13 maggio 2008].
L'Agriprocessors venne informata dall'Amministrazione sulla Sicurezza Sociale di discrepanze amministrative per ogni tassa annuale dal 2000 al 2005 riguardanti la posizione contributiva dei suoi dipendenti.
Giudici e avvocati affermavano che la Agriprocessors non poteva non sapere che alle sue dipendenze c'erano immigrati clandestini.
Un'indagine del Dipartimento dei trasporti arrivò a scoprire che un supervisore dell'Agriprocessors costringeva i lavoratori a comprare macchine da lui registrando successivamente le macchine sotto falsa identità.
Il Dipartimento del lavoro individuò seri problemi legati alla sicurezza sul posto di lavoro in fabbrica.
Un raid simile fu compiuto anche l'anno prima, quando gli arrestati furono 361, molti dei quali furono successivamente "espulsi e separati dalle loro famiglie" [fonte:'The Des Moines Register', 13 maggio 2008].
I responsabili dell'ICE precisarono che gli arresti erano di tipo "amministrativo": come se l'essere imprigionati per quei lavoratori potesse assumere un significato diverso, meno grave e "meno importante".
Quel lunedì mattina, dall'esterno della fabbrica, qualcuno provò col megafono ad avvisare i lavoratori che stavano entrando che gli agenti dell'ICE erano lì ad aspettarli. "Molti nella fabbrica hanno provato a nascondersi. Alcuni hanno provato a scappare" ma il raid era ormai iniziato. I lavoratori provarono a cercare rifugio nella vicina chiesa cattolica di Postville, a St.Bridget nella quale dopo gli arresti alcune famiglie si rifugeranno con i rispettivi bambini. Nella fabbrica, gli agenti dell'ICE, armi in mano, urlavano di uscire fuori dai nascondigli. Mentre perquisivano, ordinavano di togliersi di dosso qualsiasi indumento pesante, e infine ammenettavano gli operai. [fonte: 'The Des Moines Register, 13 maggio 2008].
L'Agriprocessors venne informata dall'Amministrazione sulla Sicurezza Sociale di discrepanze amministrative per ogni tassa annuale dal 2000 al 2005 riguardanti la posizione contributiva dei suoi dipendenti.
Giudici e avvocati affermavano che la Agriprocessors non poteva non sapere che alle sue dipendenze c'erano immigrati clandestini.
Un'indagine del Dipartimento dei trasporti arrivò a scoprire che un supervisore dell'Agriprocessors costringeva i lavoratori a comprare macchine da lui registrando successivamente le macchine sotto falsa identità.
Il Dipartimento del lavoro individuò seri problemi legati alla sicurezza sul posto di lavoro in fabbrica.
Le multe inflitte all' Agriprocessors si aggirarono
intorno ai 182.000 $, ridotte poi a 42.750 $ dopo che la
compagnia concordò di voler correggere parte delle violazioni (che riguardavano depositi dei materiali inadatti, trattamento a mano di composti
chimici nocivi, inadeguato addestramento nell'uso delle mascherine respiratorie).
A tutto ciò si aggiunsero le notifiche dell''Amministrazione della sicurezza professionale' che mostrò documentazioni di incidenti avvenuti in fabbrica tra i quali 5 amputazioni, una dozzina di casi di fratture ossee, ferite agli occhi e perdita di udito tra il 2001 e il 2006. L'aspetto sorpredente fu quello che a far luce su questo sistema di sfruttamento furono organizzazioni e apparati istituzionali: come se anche per la legge dei padroni quanto avveniva a Postville andava troppo oltre lo sfruttamento "consentito".
Degli
arrestati, 297 si dichiararono "colpevoli" e vennero condannati.
La colpevolezza riguardava l'aver fatto uso di documenti falsificati. Circa 60
lavoratori vennero rilasciati per ragioni umanitarie, mentre altri 20 furono espulsi.[fonte cbs5.com]A tutto ciò si aggiunsero le notifiche dell''Amministrazione della sicurezza professionale' che mostrò documentazioni di incidenti avvenuti in fabbrica tra i quali 5 amputazioni, una dozzina di casi di fratture ossee, ferite agli occhi e perdita di udito tra il 2001 e il 2006. L'aspetto sorpredente fu quello che a far luce su questo sistema di sfruttamento furono organizzazioni e apparati istituzionali: come se anche per la legge dei padroni quanto avveniva a Postville andava troppo oltre lo sfruttamento "consentito".
I lavoratori immigrati che
lavoravano in Iowa hanno molto in comune con gli immigrati che sbarcano
sulle coste italiane. Mentre i padroni della Agriprocessors hanno dal canto loro molto in comune con il padronato europeo che come il suo omologo a stelle e strisce, sfrutta la manodopera immigrata cercando di metterla in contrapposizione con quella locale. E'una storia che si ripete: la ricerca di un posto di lavoro, il desiderio di
riuscire a dare ai propri figli un futuro più sicuro, la fuga dalla
povertà sono tra i motivi che spingono decine di migliaia di persone ad oltrepassare un confine infame.
Una
volta giunti a destinazione, le condizioni di lavoro sono le peggiori: sottopagati
rispetto ai lavoratori residenti, meno tutele sanitarie, discriminazioni
continue, più precarietà, più sfruttamento.
Medesimo è il comportamento dello Stato che adotta l'ipocrita atteggiamento di creare leggi sull'immigrazione che relegano l'immigrato in una posizione che è essa stessa precondizione del suo sfruttamento.
C'è un altro aspetto che accomuna, la repressione e le condizioni dei lavoratori immigrati: come in Italia, anche in America la questione immigrazione è un potente bacino di voti nella campagna elettorale anche se negli Usa questo "ruolo" è attivo perchè le minoranze etniche costituiscono un effettivo bacino di voti, mentre in Italia il "ruolo" è passivo perchè i partiti strumentalizzano il fenomeno immigratorio in funzione del loro tornaconto politico.
Medesimo è il comportamento dello Stato che adotta l'ipocrita atteggiamento di creare leggi sull'immigrazione che relegano l'immigrato in una posizione che è essa stessa precondizione del suo sfruttamento.
C'è un altro aspetto che accomuna, la repressione e le condizioni dei lavoratori immigrati: come in Italia, anche in America la questione immigrazione è un potente bacino di voti nella campagna elettorale anche se negli Usa questo "ruolo" è attivo perchè le minoranze etniche costituiscono un effettivo bacino di voti, mentre in Italia il "ruolo" è passivo perchè i partiti strumentalizzano il fenomeno immigratorio in funzione del loro tornaconto politico.
Tornando a Postville, quell'anno a seguito degli arresti, ci furono molte manifestazioni di
solidarietà in tutto il Paese, rafforzando i movimenti contro la repressione dei lavoratori clandestini. La repressione delle famiglie operaie
di Postville è stata una repressione contro tutta la nostra classe. Ce la ricorderemo, nella battaglia finale contro il mostro-capitale. No nation, one class, one struggle.
Combat Genova
Iscriviti a:
Post (Atom)
